Nove secoli in Maremma e una collina dove oggi facciamo il vino.

L'eredità

Nove secoli,una collina

Dal 2025

Le carte ci nominano quando siamo ancora conti di Settimo. In mezzo ci stanno feudi, una signoria su Pisa e un verso di Dante che si studia a scuola. È una storia lunga, e non la portiamo come un vanto.

Di tutto quello che una famiglia mette insieme in nove secoli, la terra è la cosa che dura di più. Waldoma comincia da lì: 2,8 ettari a Castagneto Carducci, e la prima bottiglia nel 2025.

754 — 950 · L'origine

Un santoe un'abbazia

Veniamo da un fratello di Rachis, re dei longobardi. Si chiamava Ratcauso, e di lui si sa poco: per l'ottavo secolo è già molto.

Suo figlio Walfredo prende un'altra strada. Si chiude in convento e ci porta dentro anche i figli maschi. Le carte annotano, con garbo, che non tutti lo seguirono volentieri. Nel 754 fonda San Pietro in Palazzuolo, fra Monteverdi e la costa, e la carta di fondazione è il documento più antico che ci riguarda.

Walfredo sarà fatto santo, e non resta l'unico in famiglia: dopo di lui vengono San Guido e la Beata Gherardesca. Da qui facciamo cominciare la nostra storia, anche se le carte pubbliche ci contano da quattro secoli più tardi. Il suo nome è uno dei quattro che stanno dentro Waldoma.

Incisione antica della statua di San Walfredo, fondatore dell’abbazia di Palazzuolo, in un giardino alberato

950 — 1213 · Il casato

Da dove vieneil cognome

Per due secoli il cognome è un modo di dire: i figli di Gherardo. Nel 1178 le carte ci chiamano ancora conti di Settimo. Della Gherardesca compare solo nel 1213.

Gherardo è un conte del decimo secolo, con feudi in Maremma e il titolo di Volterra, che allora era una città che contava. Nel 1113 la famiglia arma una squadra navale e partecipa alla spedizione alle Baleari.

In mezzo, per tutti siamo i Tedicinghi, dal nome di Tedice, che torna in ogni generazione. Oggi sta su una delle quattro etichette.

Lo stemma dei Della Gherardesca scolpito nella pietra di un camino, con l’aquila e le foglie d’acanto
Foto Sailko · CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

1284 — 1289 · La signoria di Pisa

Il conteUgolino

C'è un nome di famiglia che si incontra a scuola. Prima di quella pagina, però, c'è un uomo che fa scavare l'argento in Sardegna e fa di Villa di Chiesa, oggi Iglesias, la seconda città dell'isola. Le dà le mura e un codice di leggi suo.

Nel 1284, alla Meloria, comanda dodici galere nella giornata in cui la flotta pisana viene annientata. La sconfitta gli mette in mano la città, perché è l'unico che possa trattare la pace. Tiene la signoria di Pisa per quattro anni.

Poi la congiura, i mesi nella Torre dei Gualandi, e un verso di Dante che si può leggere in due modi. Lo raccontiamo come si racconta un parente scomodo: senza difenderlo troppo e senza rinnegarlo.

Il conte Ugolino con i figli nella torre della fame, incisione di Gustave Doré per l’Inferno di Dante

1200 — 1500 · I rami

I ramie i castelli

Fra il Duecento e il Quattrocento il casato si divide in rami, e ogni ramo prende un pezzo di questa costa: Donoratico, Castagneto, Segalari, Bolgheri. Sono i nomi che si leggono ancora sui cartelli stradali.

I feudi si tengono con le mura, e con le mura cambiano mano. Qualcuno passa per via femminile ad altre case, qualcuno resta. Era il modo in cui la terra si muoveva in Toscana, e riguardava tutti. Negli stessi secoli arrivano i legami con i Cadolinghi e i Guidi, più tardi il trasferimento a Firenze.

Dal ramo di Segalari scende il versante dove oggi stanno i nostri filari. Il castello di Castagneto viene da quello stesso ramo, ed è ancora la casa di famiglia.

La porta-torre merlata del castello di Bolgheri, con lo stemma e l’arco d’ingresso al borgo
Il patrimonio

Le coseche portanoil nome

Un casato non si dimostra con un racconto. Si dimostra con le cose che si possono andare a vedere: mura, una torre, un’abbazia, un oratorio in fondo a un viale. Stanno tutte dentro pochi chilometri. E la vigna sta in mezzo.

Bolgheri San Guido Segalari la vigna sta qui Castagneto Donoratico Palazzuolo l'abbazia, 754
Rudere · monumento nazionale

Castello di Donoratico

Castagneto Carducci (LI)

Residenza del ramo comitale. Abbattuto nel 1447. Oggi la torre si vede dall’Aurelia, isolata fra i campi.

Abitato

Castello di Castagneto

Castagneto Carducci (LI)

Cinto da mura sulla sommità del colle. Dal 1854 è la residenza della famiglia, e lo è ancora: l'unico che si abita.

Sopra la vigna

Castello di Segalari

Castagneto Carducci (LI)

Dal terzo ramo maremmano. Il versante che scende da qui è dove stanno i nostri duecento filari.

Di un altro casato

Castello di Bolgheri

Bolgheri (LI)

Settecento anni il volto pubblico della famiglia. Nel Novecento una discendenza tutta femminile lo porta a un altro casato.

Rudere · dal 754

Abbazia di Palazzuolo

Monteverdi Marittimo (PI)

San Pietro in Palazzuolo, fondata da Walfredo con la carta del 754. È il documento più antico legato a queste terre.

Aperto

Oratorio di San Guido

Bolgheri (LI)

Eretto su commissione della famiglia nel 1703. Da qui parte il viale dei cipressi, e qui si ferma la poesia di Carducci.

2025 · La vigna

La vignadi Segalari

Bolgheri e Castagneto sono state dominio di casa per secoli, e la vite qui si coltiva da allora. È la costa che ha dato ai suoi vini il nome che hanno oggi.

Ci siamo tornati sul versante di Segalari, dove il ramo che ci riguarda aveva il castello. Due ettari e otto, duecento filari, esposti a est.

Duecento filari non fanno una grande cantina. Fanno una vigna che si guarda tutta in una mattina, e che si conosce pianta per pianta.

I filari della vigna in autunno, con le foglie rosse e arancio e le colline di Castagneto Carducci sullo sfondo

La collina in un calice

Tre rossi da uve bordolesi e un bianco di Vermentino, coltivati e firmati dalla stessa famiglia.

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