Le mani e gli sguardi che, insieme a noi, danno forma al vino.
Molte mani,quattro etichette.
Attorno a ogni annata si raccoglie chi la fa e chi la racconta: l'enologa che ne guida il carattere in cantina, le artiste che ne firmano l'etichetta come un'opera.
Quattro vini, quattro etichette d'autore. Voci diverse, una sola cura per la terra che la famiglia custodisce dal 1178.
L'enologa
Ascoltare l'uva, non correggerla
Giulia Scalzini
C'è un modo di fare vino che non alza la voce. Giulia Scalzini lavora così: ascolta l'uva prima di decidere, sceglie i tempi, lascia che a parlare siano il versante e il mare. Una mano pulita, che non impone e non corregge — accompagna, e basta.
Classe 1995, cresciuta in Toscana, ha formato la sua sensibilità confrontandosi con stili lontani fra loro: il rigore dei rossi piemontesi, gli appassimenti della Valtellina, il sole aspro di Marsala. A questa pluralità unisce un rigore scientifico raro — un dottorato di ricerca in Enologia con lode all'Università di Torino, gli studi all'INRAe di Montpellier, due volte il Premio Antico Fattore dell'Accademia dei Georgofili.
Ne resta una sola convinzione: nessuna ricetta, nessuna scorciatoia, solo vini che somigliano alla terra da cui vengono.



Le etichette d'autore
L'artista
Lo stemma che rifiorisce tra i tralci
Alexandra Valenti
Nata a Filadelfia e cresciuta a Roma, muove la sua ricerca tra disegno, scultura, fotografia e video-animazione, attratta dai modi in cui un'immagine si trasforma. Ha illustrato per l'editoria e per il dipartimento di Neurochirurgia della Sapienza; sue opere sono al Senato della Repubblica e alla Fondazione Roma.
Per Il Dono degli Avi ha dipinto, ad acquerello e matite colorate, lo stemma di famiglia tra i rami della vigna: il segno di una terra ereditata e custodita, un dono da portare avanti.
Sua è anche la firma più piccola e più diffusa di Waldoma: il monogramma impresso su ogni capsula. Un solo segno che intreccia le quattro identità della famiglia, caratteri diversi che convivono in armonia — la stessa unione che vive nel nome Waldoma.



L'artista
Il maestrale, in pochi tratti
Stefania Mecucci
Vive e lavora a Roma. La sua pratica intreccia scultura, pittura e installazione, nutrita da una doppia formazione in scultura e architettura che la porta a interrogare lo spazio — quello fisico e quello interiore. Ha esposto tra Roma, New York, Londra, Palma de Mallorca, Venezia e la Città del Vaticano.
Per Il Maestrale ha lavorato per sottrazione, a inchiostro e acquerello su carta: pochi tratti per fissare il cardo che cresce sulla spiaggia e la linea del mare, mentre il vento porta via tutto il resto. Natura, storia e vento in un solo respiro.



Il raccontocontinuada voi
Se scegliete con cura i vini che mettete in carta o sullo scaffale, forse c'è posto anche per i nostri. Poche bottiglie da un solo versante, da versare al calice o da raccontare al tavolo: non un fornitore in più, ma un'altra mano attorno allo stesso vino — una che lo porta dove noi, da soli, non arriviamo.

